L’importanza di essere scriba

scriba

Statua di scriba, da Saqqara (Egitto), 2600-2350 a.C., calcare dipinto, h. 53,7 cm, Parigi, Museo del Louvre.

Come in tutto il mondo antico, anche in Egitto la stragrande maggioranza della popolazione era e rimaneva analfabeta. Però, man mano che si diffuse la scrittura nacque l’esigenza di formare un gruppo di persone che sapesse leggere, scrivere e fare i conti. Imparare la scrittura geroglifica era un impegno serio e richiedeva tempo. Il percorso era duro, ma il mestiere di scriba assicurava una vita priva di angherie e miserie.

Nell’Insegnamento di Kheti o Satira dei Mestieri, considerato uno dei dieci testi più importanti dell’Antico Egitto, un padre, Kheti, si rivolge al figlio esaltando la libertà e la dignità del lavoro di scriba:
Io ho conosciuto fatiche, ma tu devi dedicarti allo scrivere, perché ho visto chi è libero dal suo lavoro: ecco, non c’è nulla più utile dei libri […]. È davvero più grande che ogni professione, non esiste il suo simile in questo paese. […].
Ho visto il fabbro al suo lavoro, alla bocca della fornace: le sue dita sono come pelle di coccodrillo, puzza più che le uova di pesce. […].
Il contadino si lamenta eternamente […] egli si affatica in mezzo ai pantani ed è sempre stracciato; egli sta bene come si sta bene tra i leoni: la frusta è dolorosa contro di lui […].
Il calzolaio sta molto male, eternamente alle sue tinozze da concia. Sta bene come si sta bene tra i cadaveri; mastica il cuoio.
Il lavandaio lava sulla riva: il suo vicino è il coccodrillo […].
Ecco non esiste un mestiere senza che qualcuno dia ordini, eccetto quello di scriba, perché è lui che dà ordini.
Se saprai scrivere, starai meglio che nei mestieri che ti ho messo davanti.

Lo scriba era la figura chiave che faceva funzionare la burocrazia egizia, l’unico a condividere con i sacerdoti la conoscenza della complessa scrittura geroglifica.

Lo scriba lavorava in tutti i dipartimenti dello Stato, sia presso il palazzo, sia sparsi nel paese. Teneva la contabilità e gli inventari delle proprietà, stilava i contratti e la corrispondenza amministrativa, registrava gli scambi commerciali e l’andamento delle piene del Nilo.

Lo scriba che lavorava nel palazzo era in un certo senso anche uno storico, perché conservava la memoria del regno mettendo per iscritto le gesta del faraone. La maggior parte di questi documenti era vergata su fogli di papiro, ma ci si serviva anche di tavolette d’argilla.