Viaggio nella Tomba delle Leonesse di Tarquinia

Affreschi dalla Tomba delle Leonesse, 520 a.C. circa, necropoli di Tarquinia.

Il sepolcro, scoperto nel 1874, prende il nome da due leonesse dipinte sulla parete di fondo. Le pareti della tomba sono decorate con vivaci pitture che volevano ricreare nell’oscurità del sepolcro lo spettacolo di un mondo gioioso e vivo, per rendere più accogliente la nuova abitazione del defunto.

A differenza dei Greci, gli Etruschi ci hanno lasciato numerose testimonianze di splendide decorazioni pittoriche sulle pareti delle tombe – le prime a Tarquinia, verso la metà del VI secolo a.C. – cui viene affidata, assai più che ai corredi funebri, la funzione di esaltare il prestigio delle famiglie più illustri. I soggetti delle pitture riecheggiano i costumi di una aristocrazia amante del lusso: banchetti, danze, competizioni sportive, cacce.

Tomba delle Leonesse
Danzatrice, particolare, 520 a.C. circa, affresco, Tomba delle Leonesse, Tarquinia

La figura della danzatrice è tratta da un ciclo di pitture che decorano la Tomba delle Leonesse nella necropoli di Tarquinia (vedi foto in alto). La danzatrice è sontuosamente abbigliata. Sola, su un fondo chiaro e luminoso, la fanciulla suggerisce il movimento della danza attraverso la movenza delle braccia e delle mani.
La figura, come nella maggior parte delle pitture etrusche, non è realistica: i piedi sono enormemente sproporzionati; il corpo è disegnato in modo sommario e con pochi dettagli.

Tomba delle Leonesse
Coppia danzante, particolare, 520 a.C. circa, affresco, Tomba delle Leonesse, Tarquinia

Una donna e un uomo si slanciano danzando l’una verso l’altro. Secondo una diffusa distinzione estetica, la ragazza, bruna di capelli, ha l’incarnato bianco, il giovane biondo ha invece la pelle abbronzata. La donna, vestita di un chitone trasparente, reca i capelli raccolti dietro da un fermaglio, mentre corti riccioli circondano il viso: nelle mani fa risuonare i crotali. Il giovane nudo ha la chioma ondulata che si arriccia intorno alla fronte e scende in lunghi boccoli sul petto e sulle spalle; nella sinistra stringe un’oinochóe (brocchetta da vino).

A partire dalla fine del V secolo a.C., le rappresentazioni relative al mondo funerario cambiano, forse in conseguenza della diffusione di nuove concezioni religiose di origine greca. Scompaiono danze e giochi, mentre i banchetti sono immaginati come simposi nei Campi Elisi. L’oltretomba inoltre si popola di demoni, esseri mostruosi, divinità infernali, che mostrano un mondo più cupo, quasi ossessionato dalla morte.

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