giovedì, Settembre 23, 2021

Chi ha scritto l’Indovinello veronese?

L’Indovinello veronese è conservato presso la Biblioteca Capitolare di Verona. Rinvenuto da Luigi Schiapparelli nel 1924, si tratta di un breve testo vergato in carattere corsivo sulla parte anteriore della pergamena 3 del codice LXXXIX.

Il testo risale alla fine dell’VIII secolo o al principio del IX. L’autore è probabilmente un chierico intento a copiare, nello scriptorium della Scuola Capitolare di Verona, un testo classico. Ad un certo punto, però, forse per scherzo o forse per distrarsi, prese a scrivere un indovinello:

Se pareba boves
alba pratalia araba
et albo versorio teneba
et negro semen seminaba

Spingeva avanti i buoi
arava i bianchi campi
teneva il bianco vomere
seminava il nero seme

Si tratta di un indovinello popolare, nel quale l’attività della scrittura è paragonata a quella dell’agricoltura. Infatti: i “buoi” sono le cinque dita; i “bianchi campi” sono i fogli; il “bianco vomere” è la penna; il “nero seme”, l’inchiostro. La soluzione dell’indovinello è quindi «lo scrivano».

Al di là del dilettevole contenuto, il documento risulta interessante sotto il profilo linguistico, perché il testo dell’Indovinello veronese, pur non risultando ancora in una veste volgare dai tratti ben evidenti (bisognerà attendere ancora qualche anno con il Placito capuano del 960 d.C.), certamente non è più in latino.

Possiamo infatti osservare i seguenti fenomeni già tipici della lingua volgare italiana:

a livello fonetico, la i breve della forma latina niger è diventata e nella forma negro;

a livello morfologico, è caduta la m finale tipica della desinenza dell’accusativo latino delle forme album, versorium, nigrum, mentre la u si è trasformata in o fornendo l’esito albo, versorio, negro;

ancora a livello morfologico, è caduta la t finale, tipica della terza persona singolare latina, nelle forme verbali all’imperfetto indicativo araba, teneba, seminaba.

Per contro del latino si sono conservati i seguenti elementi:

la desinenza dell’accusativo maschile plurale nella forma boves;

la desinenza dell’accusativo plurale neutro nella forma pratalia;

la forma del neutro singolare semen, con tanto di consonante finale;

la b intervocalica dell’imperfetto indicativo (che in italiano volgare passerà a v) nelle forme araba, teneba, seminaba.

Quanto al lessico, notiamo che la forma parare nel significato di «spingere innanzi» i buoi è certamente di provenienza popolare, come pure il sostantivo versorio in luogo di aratrum; va ascritto invece al latino classico l’aggettivo albo che sarà poi soppiantato dalla forma volgare bianco di origine longobarda e già attestata nel XII secolo.

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