Grotta Chauvet, le pitture più antiche

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Grotta Chauvet, le pitture rupestri più antiche del mondo – Grazie alla datazione con il radiocarbonio, si ritiene che le pitture rupestri più antiche siano quelle di Chauvet, che nelle fasi più remote risalgono a 32 900 anni fa e in quelle più vicine a 24 770 anni fa. Queste date provano che l’arte rupestre, oltre a essere antichissima, è continuata per decine di migliaia di anni.

Il vasto ciclo pittorico della Grotta Chauvet, dal quale si ricavano notizie preziose sulle caratteristiche di alcuni animali dell’epoca preistorica, come il mammut (estinto oltre 11 000 anni fa) e il rinoceronte lanoso, è opera dell’Uomo di Cro-Magnon.

La scoperta del sito preistorico della Grotta Chauvet risale al 18 dicembre 1994, quando lo speleologo dilettante Jean-Marie Chauvet spostò dei massi che ne ostruivano l’ingresso. All’interno lo aspettava uno spettacolo sorprendente: sul pavimento, resti di uomini e orsi, sul soffitto enormi stalattiti e in alto, sulle pareti, vaste pitture di animali lunghi anche cinque metri, che poi saranno ritrovati in altri dodici ambienti lontani dall’entrata.
Dai bisonti ritratti nella muta estiva e dai rinoceronti lanosi rappresentati con le pieghe della pelle visibili solo in estate si deduce che i Cro-Magnon studiavano le prede in tutte le stagioni.

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Cavalli e coppia di rinoceronti lanosi, 32 000 anni fa ca. (paleolitico superiore), ocra rossa, carboncino e graffiti su calcare.
Grotta Chauvet, Ardèche, Francia)

I branchi di leoni a caccia di bisonti già abbozzano una idea di movimento e i mammut con la tipica proboscide corrispondono perfettamente, nell’anatomia, a reperti di animali rinvenuti in Ucraina.

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Leoni a caccia di bisonti, alcuni cavalli e un mammut, 32 900 anni fa ca. (Paleolitico superiore), ocra rossa e gialla, carboncino e graffitti su calcare, Grotta Chauvet (Ardèche, Francia)

Le immagini confermano una tecnica tipica di altri siti: dapprima l’artista incideva, oppure dipingeva la linea di contorno della figura, che poi colorava, talvolta aggiungendo segni a graffito. I contorni venivano tracciati con carboncino nero ottenutto bruciando la legna e all’interno della figura il colore, ottenuto dall’ocra rossa, veniva steso con una sorta di pennello ricavato da peli di animali, o con i polpastrelli delle dita, di cui sono state ritrovate numerose tracce.