Il Pantheon di Roma, il tempio dedicato a tutti gli dèi, fu fatto edificare nel 27 a.C. da Agrippa, uno dei principali collaboratori dell’imperatore Augusto.

Alla base del frontone trova infatti spazio l’iscrizione di Agrippa, che significa Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta lo edificò.

Nel timpano erano collocate statue di bronzo dedicate agli dèi.

Quasi completamente distrutto da un incendio, il Pantheon fu poi fatto riedificare dall’imperatore Adriano, nel 118 d.C.

In seguito, nel 608, l’imperatore bizantino Foca lo donò a papa Bonifacio IV, perché lo trasformasse in chiesa cristiana, con il nome di Santa Maria ad Martyres.

Nel Rinascimento, Il Pantheon fu poi spogliato della sua decorazione di bronzo e marmi policromi.

L’edificio è comunque giunto ai nostri giorni sostanzialmente intatto.

La facciata presenta il classico prospetto dei templi romani, con un portico colonnato sormontato da un frontone triangolare. Dal pronao tradizionale, si passa all’interno, che presenta una pianta rotonda.

La celeberrima cupola è in realtà una calotta, il cui spessore va diminuendo dal basso in alto; al centro si apre un occhio rotondo di metri 8,92 di diametro, che conserva ancora parte del rivestimento bronzeo originario.

Il pavimento presenta un’inclinazione dalla periferia verso il centro che permette il deflusso dell’acqua piovana. Questa entra attraverso l’apertura della cupola e sparisce nei 22 fori praticati sul pavimento.

Naturalmente sono scomparse le statue degli dèi collocate nelle grandi nicchie, sostituite dall’altare centrale e da monumenti funebri, fra i quali spicca quello di Raffaello.

Il Pantheon ospita anche le tombe di alcuni sovrani di casa Savoia (Vittorio Emanuele II, Umberto I).