I Pigmei sono un gruppo etnico africano che vive nelle foreste equatoriali da millenni. Si distinguono in più sottogruppi; tra questi: Twa, Baka, Bambuti, Aka.

I Pigmei si distinguono per il colore giallo-rossiccio, più o meno scuro, ma non nero, della pelle; per le ridotte dimensioni corporee (non raggiungono, infatti, un metro e mezzo di altezza); cranio tendenzialmente brachimorfo; capelli crespi; labbra sporgenti; naso schiacciato; arti superiori piuttosto lunghi.

Lo strano meccanismo chimico che frena la loro crescita è rimasto per lungo tempo un mistero. Solo trent’anni fa gli scienziati hanno scoperto che la bassa statura è dovuta a un’anomalia ormonale, identica a quella riscontrata nei soggetti affetti da nanismo. Tuttavia, l’altezza ridotta li rende più agili nei loro continui spostamenti e nella caccia.

I Pigmei vivono isolati dalle altre popolazioni e la loro economia si basa sulla caccia e la pesca, cui si dedicano gli uomini, e sulla raccolta di frutti che crescono spontaneamente, un’attività riservata alle donne.

Praticano culti animistici e riti magici. Sono riuniti in tribù poco numerose, costituite da famiglie monogamiche (basate, cioè, sul matrimonio di un uomo con una sola donna).

La loro esistenza oggi è seriamente minacciata. Con la scoperta dei ricchi giacimenti di coltan – impiegato nell’industria elettronica, aerospaziale e degli armamenti – nel loro territorio e i conflitti scoppiati in Congo per accaparrarsi questa risorsa, negli ultimi anni bande armate di ribelli li hanno uccisi, saccheggiandone i villaggi.