Il sari è l’abito tradizionale delle donne indiane ed è anche quello più diffuso. Si impose come indumento nazionale a partire dal X secolo e da allora è praticamente rimasto invariato.

Il sari è una striscia di tessuto, lungo in media 5,50 metri e larga 1,25, che si avvolge intorno ai fianchi per poi drappeggiare l’altra estremità riportandola su una spalla, lasciando scoperta l’altra; copre il corpo dalla testa ai piedi.

In realtà esistono diversi stili in cui si può avvolgere un sari e variano da regione a regione. Inoltre il sari è uno degli abiti più usati non solo dalle donne in India ma anche del Bangladesh, Nepal e Sri Lanka.

Questo vestito semplicissimo conosce infinite variazioni, dalle più povere alle più lussuose, a seconda dei tessuti adoperati: dal cotone alla seta, dai broccati alle mussoline.

Altrettanto variabili sono i colori e i disegni, i ricami e le dorature.

Esistono sari per tutti i giorni e da cerimonia.

Quello da matrimonio è rosso e rosa, bordato da fili d’oro e d’argento. Il colore giallo invece è considerato di buon auspicio ed è destinato alle giovani spose e mamme. Il bianco è il colore più puro e rappresenta il lutto e i riti religiosi. Il blu invece è considerato impuro a causa dei suoi processi di lavorazione, mentre il nero è ritenuto il colore della tristezza e della cattiva sorte.

Il più grande centro di produzione del sari indiano è la città di Varanasi.