I templi di Paestum, in provincia di Salerno, sono tre magnifici templi in ordine dorico edificati a distanza di cinquant’anni l’uno dall’altro e dedicati a tre divinità greche (Cerere, Hera, Poseidone).

Sono giunti a noi in buone condizioni. Si tratta del Tempio di Hera, la cosiddetta Basilica (550 a.C. circa); il Tempio di Cerere (500 a.C.); il Tempio di Poseidone (450 a.C. circa) o Tempio di Nettuno.

La costruzione di questi tre templi risale al periodo di massimo splendore in età arcaica, a partire dal 560 a.C., dell’antica Poseidonia (da Poseidone, dio del mare al quale la città era dedicata), denominata poi dai Romani Paestum, quando nel 273 a.C. divenne loro colonia.

Poseidonia era un’importante colonia magno-greca fondata verso la metà del VII secolo a.C. a un centinaio di chilometri da Napoli.

I templi di Paestum

La Basilica, il tempio dedicato ad Hera

 

La principale attrazione di questo straordinario sito archeologico è la Basilica, grandioso tempio dedicata ad Hera, la sposa di Zeus. È la dea della fertilità, della vita e della nascita, protettrice del matrimonio e della famiglia.

Deve il suo nome tradizionale a un iniziale fraintendimento degli archeologi settecenteschi che, fuorviati dal suo raro prospetto con nove colonne sul fronte, scambiarono l’edificio per una basilica di epoca romana.

Presenta nove colonne sulla fronte e diciotto sui lati lunghi e una cella divisa in due navate da sette colonne.

Il tempio di Poseidone o tempio di Nettuno

 

È il più grande tra i templi di Paestum. Le ipotesi più accreditate lo vogliono dedicato ad Hera.

Costruito in pietra calcarea, presenta sei colonne sulla fronte e quattordici sui lati lunghi e una cella divisa in tre navate da due file di sette colonne.

Il Tempio di Cerere

 

È il più piccolo tra i tre templi di Paestum.

Presenta sei colonne sulla fronte e tredici sui lati lunghi. Nell’ambulacro meridionale sono i resti di due tombe dell’Alto Medioevo, quando il tempio fu trasformato in chiesa cristiana.

Il sito archeologico di Paestum, insieme a quello della vicina Velia, rientra nei confini del Parco del Cilento, ed è Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco dal 1998.