Ultima Cena di Leonardo da Vinci

ultima cena

28 maggio 1999: a Milano dopo 21 anni di restauri torna a essere esposta al pubblico l’Ultima Cena, anche detta Il Cenacolo, di Leonardo da Vinci.

L’Ultima cena venne ideato ed eseguito dal grande Leonardo fra il 1493 e il 1498 per il refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie su commissione di Ludovico il Moro, che aveva scelto la chiesa domenicana come luogo di sepoltura del proprio casato.

Leonardo da Vinci dipinge, oltre alla parete di fondo con la scena dell’Ultima Cena, cinque lunette dell’ampia sala con ghirlande di frutti e foglie, uno stemma sforzesco e le iniziali di Ludovico, della moglie Beatrice d’Este e dei loro figli. Si riscontra, poi, nella tavola imbandita un primo esempio di natura morta.

Prima di realizzare l’Ultima cena, ha effettuato numerosi disegni preparativi.

L’affresco rappresenta l’Ultima Cena di Gesù con i suoi Apostoli. Il soggetto è frequente nell’iconografia dell’arte cristiana. Nel Quattrocento veniva rappresentato, secondo uno schema ricorrente, con Giuda isolato nella parte opposta del tavolo. Leonardo, invece, modifica per la prima volta questa impostazione, disponendo gli apostoli lungo un solo lato della mensa, simmetricamente alla figura di Gesù. Il momento raffigurato nell’Ultima Cena è tratto dal Vangelo di Giovanni e mostra l’attimo successivo all’annuncio di Gesù dell’imminente tradimento:” In verità, vi dico: uno di voi mi tradirà.” Tra gli apostoli, raggruppati a tre a tre, all’interno di una scatola prospettica di rigida e chiara leggibilità e sottolineata dal soffitto che degrada verso il fondo aperto su un paesaggio luminoso, c’è chi mostra dolore, chi sconcerto o incredulità, chi ancora, stupito, si rivolge al compagno per cercare di capire, mentre la figura di Gesù, isolata al centro, è composta e solenne. Il suo annuncio, quindi, genera una reazione a catena che coinvolge tutti gli apostoli tranne Giuda.

cenacolo 3

Il volto quieto e idealizzato del Cristo si impone come centro prospettico della scena dipinta ed è stato uno dei dettagli di più complessa realizzazione per Leonardo.

cenacolo 4

Leonardo da Vinci studia la costruzione spaziale rinascimentale, che prevede un unico punto di fuga, individuato nel capo di Cristo. Introduce la prospettiva aerea: tra un personaggio e l’altro non c’è il vuoto, ma il celestrino. Ad essa si aggiunge la tecnica dello sfumato: ogni innovazione è esemplificazione del pensiero di Leonardo – influenzato dalla flosofia neoplatonica, in voga presso la corte di Lorenzo de’ Medici – convinto che ogni elemento nell’Universo sia in rapporto con il tutto.

Il forte degrado della superficie pittorica, cominciato già nel Cinquecento, è dovuto alla particolare tecnica usata da Leonardo, che invece di ricorrere all’affresco, cioè alla stesura del colore sull’intonaco fresco, usò una tecnica mista “a secco”: dato che la pittura sull’intonaco fresco richiede una grande rapidità di esecuzione, Leonardo adottò una miscela di tempera e olio su due strati di intonaco che gli consentiva di procedere più lentamente alla stesura del colore. Ma dopo pochi anni l’opera era già assai sciupata, e i numerosi interventi per tentare di rendere più leggibile il dipinto hanno causato danni quasi irreparabili, in parte risolti solo alla fine del secolo scorso, a seguito di un restauro esemplare, passato alla storia per la sua complessità.